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Dott.ssa Manuela  De Munari - vertigini e dei disturbi dell’equilibrio a Novara

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Come funziona l’equilibrio: il ruolo dell’orecchio interno, della vista e dei segnali del corpo

Mantenere l’equilibrio sembra un gesto naturale e automatico. Camminiamo, ci alziamo da una sedia, giriamo la testa o percorriamo una scala senza pensare continuamente alla posizione del corpo. Dietro questa apparente semplicità, però, lavora un sistema molto complesso.


L’equilibrio non dipende da un solo organo. Nasce dalla collaborazione tra orecchio interno, vista e informazioni provenienti da muscoli, articolazioni, pelle e pianta dei piedi. Il cervello riceve continuamente questi segnali, li confronta e organizza le risposte necessarie per mantenere il corpo stabile e orientato nello spazio.


Quando uno di questi sistemi invia informazioni meno precise oppure il cervello fatica a combinarle correttamente, possono comparire instabilità, sbandamento, vertigini, disorientamento o insicurezza durante la camminata.


Donna in equilibrio su una trave, con richiami visivi a orecchio, vista, sistema nervoso e appoggio del piede, simboli dei principali sistemi coinvolti nel controllo dell’equilibrio.

L’equilibrio è il risultato di più sistemi che lavorano insieme

Pensare all’equilibrio come a una funzione esclusiva dell’orecchio può essere fuorviante. Il sistema vestibolare è certamente fondamentale, ma non lavora da solo.


Per sapere dove si trova il corpo e come si sta muovendo, il cervello utilizza principalmente tre fonti di informazione:

  • il sistema vestibolare dell’orecchio interno, che rileva i movimenti della testa e il rapporto con la gravità;

  • la vista, che fornisce riferimenti sull’ambiente circostante e sul movimento;

  • i segnali provenienti dal corpo, che comunicano la posizione di muscoli, articolazioni, arti e piedi.


Queste informazioni vengono elaborate in modo continuo. Il cervello non si limita a

riceverle, ma valuta quali siano più affidabili in una determinata situazione e modifica di conseguenza il controllo della postura.


È per questo che una persona può sentirsi stabile in un ambiente illuminato, ma più insicura al buio, oppure camminare senza difficoltà su un pavimento regolare e avvertire maggiore instabilità su una superficie morbida o irregolare.


Il ruolo dell’orecchio interno

All’interno dell’orecchio si trova il sistema vestibolare, una struttura specializzata nella rilevazione dei movimenti della testa e della sua posizione rispetto alla gravità.


I tre canali semicircolari riconoscono principalmente i movimenti rotatori della testa.

Altre strutture, chiamate utricolo e sacculo, rilevano invece le accelerazioni lineari e aiutano il cervello a comprendere se il corpo si sta spostando in avanti, indietro, lateralmente, verso l’alto o verso il basso. Quando giriamo la testa, ci chiniamo o ci alziamo, il sistema vestibolare trasmette rapidamente queste informazioni al cervello. Ciò permette di adeguare la postura e di mantenere lo sguardo stabile anche mentre il corpo è in movimento.


Questo meccanismo è importante, per esempio, quando camminiamo guardando un oggetto davanti a noi. Nonostante la testa si muova a ogni passo, l’immagine dovrebbe rimanere sufficientemente nitida e stabile. Il sistema vestibolare contribuisce proprio a coordinare i movimenti della testa con quelli degli occhi.


Se le informazioni vestibolari risultano alterate o asimmetriche, la persona può avvertire una vera vertigine rotatoria, ma anche sintomi meno evidenti come sbandamento, oscillazione, difficoltà a camminare o sensazione di avere il terreno poco stabile sotto i piedi.


La vista come punto di riferimento

La vista permette di comprendere come siamo orientati rispetto all’ambiente. Pareti, pavimenti, porte, linee verticali e oggetti fermi diventano riferimenti utilizzati dal cervello per mantenere la stabilità.


Quando chiudiamo gli occhi, questi riferimenti vengono meno. Il sistema nervoso deve quindi affidarsi maggiormente alle informazioni dell’orecchio interno e del corpo. Questo spiega perché alcune persone avvertano maggiore instabilità al buio, durante la notte o quando camminano in ambienti scarsamente illuminati.


Anche un eccesso di informazioni visive può creare difficoltà. Supermercati, centri

commerciali, strade trafficate, schermi in movimento e ambienti affollati richiedono al cervello di elaborare numerosi stimoli contemporaneamente. Se l’integrazione tra vista e sistema vestibolare non è efficiente, la persona può sentirsi disorientata, affaticata o instabile.


Non significa necessariamente che esista un problema agli occhi. In alcuni casi la difficoltà riguarda il modo in cui il cervello integra ciò che vede con le informazioni provenienti dagli altri sistemi dell’equilibrio.


I segnali provenienti da muscoli e articolazioni

Anche senza guardarci, normalmente sappiamo se un ginocchio è piegato, se un braccio è sollevato o se il peso del corpo è distribuito maggiormente su una gamba. Questa capacità dipende da recettori presenti nei muscoli, nei tendini, nelle articolazioni e nella pelle. I segnali raccolti vengono inviati al sistema nervoso, permettendo al cervello di costruire una rappresentazione continuamente aggiornata della posizione del corpo.


Quando camminiamo, queste informazioni consentono di regolare la forza muscolare,

adattare il passo e correggere rapidamente eventuali piccoli spostamenti del baricentro.

Anche il rachide cervicale partecipa a questo sistema. I segnali provenienti dai muscoli e dalle articolazioni del collo aiutano a definire la posizione della testa rispetto al tronco.

Per questo, nella valutazione di alcuni disturbi dell’equilibrio, può essere necessario considerare anche la componente cervicale, senza tuttavia attribuire automaticamente ogni vertigine alla “cervicale”.


Che cos’è la propriocezione

La capacità di percepire la posizione e il movimento del corpo nello spazio prende il nome di propriocezione.


Il termine può sembrare tecnico, ma descrive una funzione che utilizziamo continuamente. Grazie alla propriocezione possiamo camminare senza osservare costantemente i piedi, portare una mano al viso a occhi chiusi o adattare la posizione delle gambe mentre saliamo una scala. Non si tratta di un singolo organo o di un unico recettore. La propriocezione nasce dall’insieme delle informazioni raccolte soprattutto da muscoli, tendini, articolazioni e pelle, successivamente elaborate dal sistema nervoso.


Se queste informazioni risultano meno precise, il corpo può avere bisogno di utilizzare maggiormente la vista per mantenersi stabile. La persona può quindi sentirsi più sicura in ambienti luminosi e più incerta al buio o su superfici irregolari.


Perché sono importanti anche i piedi

I piedi rappresentano il punto di contatto tra il corpo e la superficie di appoggio. La pianta del piede contiene recettori sensibili alla pressione, alla vibrazione, alla consistenza del terreno e allo spostamento del peso.


Queste informazioni aiutano il cervello a capire se il pavimento è stabile, inclinato, morbido o irregolare. Anche le articolazioni delle caviglie contribuiscono a rilevare piccoli movimenti e a produrre rapide correzioni posturali. Durante la posizione eretta e la camminata, i segnali provenienti dalla pianta dei piedi e dalle caviglie sono particolarmente importanti per riconoscere le oscillazioni del corpo e organizzare una risposta adeguata.


Per questo motivo l’equilibrio non deve essere considerato soltanto “dalla testa in su”. È una funzione che coinvolge l’intero corpo.


Il cervello confronta continuamente le informazioni

Il cervello riceve nello stesso momento i dati provenienti dall’orecchio interno, dagli occhi e dal corpo. In condizioni normali, questi segnali sono coerenti tra loro. Quando giriamo la testa verso destra, per esempio, il sistema vestibolare registra il movimento, la vista osserva lo spostamento dell’ambiente e i muscoli del collo comunicano la nuova posizione della testa. Il cervello confronta le informazioni e organizza una risposta coordinata.


In alcune situazioni un segnale può diventare meno affidabile. Se siamo al buio, la vista fornisce meno riferimenti. Se camminiamo su un materasso o sulla sabbia, le informazioni provenienti dai piedi sono meno stabili. Il cervello deve quindi attribuire maggiore importanza agli altri sistemi.


Questa capacità di modificare il peso assegnato alle diverse informazioni sensoriali è essenziale per adattarsi all’ambiente. Se il processo è rallentato o inefficiente, possono comparire disequilibrio e difficoltà soprattutto nelle situazioni più complesse.


Perché i disturbi dell’equilibrio non sono tutti uguali

Un’alterazione dell’equilibrio non provoca necessariamente la sensazione che la stanza stia girando.


Alcune persone descrivono una vera vertigine rotatoria. Altre riferiscono di camminare “come su una barca”, di sentirsi tirate da un lato, di avere la testa leggera o di non riuscire a mantenere una traiettoria sicura.


I sintomi possono comparire soltanto muovendo la testa, camminando al buio, attraversando un ambiente affollato oppure restando in piedi a lungo. In altri casi l’instabilità è presente quasi continuamente, anche dopo che l’episodio vertiginoso iniziale si è risolto.


Queste differenze sono importanti perché possono indicare il coinvolgimento prevalente di sistemi diversi. Per comprendere il disturbo non basta quindi domandarsi se il paziente “ha le vertigini”: occorre ricostruire con precisione quando compare il sintomo, come viene percepito e quali situazioni lo peggiorano.


Infografica sui disturbi dell’equilibrio con esempi di vertigine rotatoria, instabilità, testa leggera e difficoltà nella camminata, e situazioni che possono peggiorare i sintomi.

Quando è utile una valutazione specialistica

Una valutazione è consigliabile quando l’instabilità persiste, tende a ripresentarsi o modifica il modo di muoversi nella vita quotidiana.


Tra i segnali da non trascurare rientrano:

  • difficoltà a camminare in modo sicuro o mantenere una traiettoria;

  • peggioramento al buio, negli ambienti affollati o sulle superfici irregolari;

  • vertigini o instabilità provocate dai movimenti della testa;

  • necessità frequente di cercare un appoggio;

  • paura di cadere o riduzione progressiva delle attività;

  • disequilibrio che continua dopo la scomparsa della vertigine acuta.


La valutazione specialistica serve a comprendere quali componenti dell’equilibrio possano essere coinvolte e a distinguere un disturbo vestibolare da altre possibili cause. Non tutti i pazienti presentano lo stesso problema e non tutti necessitano dello stesso percorso.


Una valutazione dedicata ai disturbi dell’equilibrio

La Dott.ssa Manuela De Munari, specialista in Otorinolaringoiatria con particolare esperienza in vestibologia, si occupa della valutazione delle vertigini, dell’instabilità e dei disturbi dell’equilibrio.


Durante la visita vengono analizzate le caratteristiche del sintomo, le circostanze in cui compare e l’interazione tra sistema vestibolare, vista e segnali provenienti dal corpo.


Quando indicato, la valutazione può essere completata attraverso esami strumentali dedicati.


Per richiedere informazioni o prenotare una visita:

📍 Via Pietro Custodi, 14/b, 28100 Novara NO 

📞 +39 338 436 4122 

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