top of page

Dott.ssa Manuela  De Munari - vertigini e dei disturbi dell’equilibrio a Novara

  • Instagram
  • Facebook

Come si svolge una visita per vertigini e disturbi dell’equilibrio

Prenotare una visita per vertigini o disturbi dell’equilibrio può generare qualche dubbio. Molti pazienti arrivano alla valutazione dopo giorni, settimane o mesi di sintomi difficili da spiegare: giramenti di testa, sensazione di instabilità, sbandamento, nausea, paura di cadere, vertigine quando si cambia posizione o insicurezza durante la camminata.


Spesso il problema non è solo il sintomo in sé, ma l’incertezza che lo accompagna. “Da cosa dipende?”, “È cervicale?”, “È l’orecchio?”, “Passerà da solo?”, “Devo preoccuparmi?”. Sono domande molto frequenti e comprensibili, soprattutto quando le vertigini interferiscono con il sonno, il lavoro, gli spostamenti o le attività quotidiane.


La visita specialistica serve proprio a fare chiarezza. Non si tratta soltanto di dare un nome al disturbo, ma di ricostruire il quadro clinico, comprendere come si manifesta il sintomo e valutare quali sistemi dell’equilibrio possano essere coinvolti.


Medico otorinolaringoiatra durante un colloquio con una paziente nello studio specialistico.

Perché è importante una visita dedicata alle vertigini

Le vertigini non sono tutte uguali. Alcune persone descrivono una sensazione netta di rotazione dell’ambiente, altre parlano di testa leggera, altre ancora riferiscono instabilità, difficoltà a camminare in linea retta o insicurezza nei movimenti.


Queste differenze sono fondamentali. Una vertigine che compare girandosi nel letto può

avere un significato diverso rispetto a una instabilità continua durante la camminata. Una crisi vertiginosa associata a sintomi uditivi può richiedere un inquadramento diverso rispetto a un disequilibrio che peggiora al buio o in ambienti affollati.


La visita permette di distinguere tra vertigine, capogiro e instabilità, tre parole che spesso vengono usate come sinonimi ma che, dal punto di vista clinico, possono indicare situazioni differenti.


Questo passaggio è particolarmente importante perché l’equilibrio dipende dall’integrazione di più sistemi: orecchio interno, vista, postura, sensibilità propriocettiva, muscoli, articolazioni e controllo neurologico del movimento. Quando uno o più di questi sistemi non funzionano in modo coordinato, il paziente può percepire vertigine, disequilibrio o insicurezza.


Il primo passaggio: ascoltare e ricostruire la storia del sintomo

La visita inizia sempre dall’anamnesi, cioè dalla raccolta dettagliata della storia clinica e dei sintomi. Questo momento è centrale, perché molte informazioni utili alla diagnosi emergono proprio dal racconto del paziente.


La Dott.ssa Manuela De Munari dedica particolare attenzione a come il disturbo viene descritto: quando è iniziato, quanto dura, se compare in episodi o è continuo, quali movimenti lo scatenano, se è presente nausea, se ci sono sintomi all’orecchio, se il paziente avverte instabilità anche tra una crisi e l’altra.


Raccontare bene la vertigine non significa usare parole tecniche. Anzi, spesso è più utile descrivere con semplicità quello che accade: “mi gira la stanza”, “mi sento spinto da un lato”, “quando mi giro nel letto parte la vertigine”, “cammino come se fossi su una superficie instabile”, “al buio peggiora”, “nei supermercati mi sento disorientato”.


Questi dettagli aiutano lo specialista a capire se il disturbo possa avere un’origine vestibolare, cervicale, multifattoriale o se sia necessario considerare altre cause.


Cosa viene chiesto durante la visita

Durante il colloquio vengono approfonditi diversi aspetti del sintomo e della storia personale del paziente. In particolare, può essere utile sapere se le vertigini sono improvvise o progressive, se compaiono con i movimenti della testa, se sono associate a mal di testa, nausea, acufeni, sensazione di orecchio pieno o modificazioni dell’udito.

Vengono valutati anche eventuali traumi, infezioni recenti, farmaci assunti, patologie pregresse, episodi simili avuti in passato e condizioni che possono influenzare l’equilibrio, soprattutto nei pazienti anziani o in chi riferisce instabilità cronica.


Un elemento molto importante è la durata del sintomo. Le vertigini che durano pochi secondi, minuti, ore o giorni possono orientare verso quadri diversi. Anche la modalità di comparsa è rilevante: un disturbo che compare quando ci si gira nel letto ha caratteristiche diverse rispetto a un disequilibrio che si manifesta camminando in ambienti complessi.


La visita non parte quindi da una risposta già pronta, ma da un percorso di comprensione. Ogni paziente porta una storia diversa e il lavoro dello specialista è collegare i sintomi, interpretarli e inserirli in un quadro clinico coerente.


La valutazione clinica

Dopo il colloquio, la visita prosegue con la valutazione clinica. L’obiettivo è osservare il comportamento del sistema dell’equilibrio e raccogliere elementi utili alla diagnosi.

La valutazione può includere l’esame otorinolaringoiatrico, l’osservazione dei movimenti oculari, la verifica dell’equilibrio statico e dinamico, la valutazione della camminata e, quando indicato, manovre specifiche per verificare la presenza di vertigini posizionali.


Uno degli elementi che lo specialista può osservare è il nistagmo, cioè un movimento involontario degli occhi che può comparire in alcune patologie vestibolari. La sua presenza, direzione e modalità di comparsa possono fornire informazioni importanti sul funzionamento del sistema vestibolare.


In altri casi, il paziente può non avere una vertigine evidente durante la visita, ma riferire una instabilità persistente. Anche questo quadro merita attenzione, perché può indicare un disturbo dell’equilibrio non più legato solo alla fase acuta, ma a un problema di compenso, integrazione sensoriale o controllo posturale.


Gli esami strumentali: quando sono utili

Non sempre sono necessari esami complessi durante la prima visita. La scelta dipende dal tipo di sintomo, dalla storia clinica e dai segni osservati durante la valutazione.

Quando indicato, la visita può essere integrata da esami utili ad approfondire il funzionamento dell’orecchio e del sistema vestibolare. Tra questi possono rientrare audiometria tonale, Video Head Impulse Test, occhiali di Frenzel, videonistagmoscopia e stabilometria statica.


Questi strumenti non vengono utilizzati in modo automatico, ma in base alla necessità clinica. Il loro ruolo è fornire informazioni aggiuntive, confermare un’ipotesi diagnostica, valutare il coinvolgimento del sistema vestibolare o analizzare meglio l’equilibrio del paziente.


Per il paziente, sapere che esistono strumenti dedicati può essere rassicurante: la visita non si basa su impressioni generiche, ma su un percorso clinico strutturato, in cui l’ascolto del sintomo viene integrato con l’osservazione e, quando necessario, con test specifici.


La visita è dolorosa?

Una delle domande più frequenti riguarda il timore che la visita possa essere dolorosa o particolarmente fastidiosa. In generale, la valutazione per vertigini e disturbi dell’equilibrio non è dolorosa.


Alcune manovre o alcuni test possono provocare temporaneamente la sensazione di vertigine, soprattutto quando il disturbo è legato ai cambi di posizione della testa. Questo può spaventare il paziente, ma avviene in un contesto controllato, con lo specialista presente e con l’obiettivo di osservare il sintomo in modo utile alla diagnosi.

È importante sapere che il paziente viene accompagnato passo dopo passo. Se un movimento provoca disagio, lo specialista lo valuta e adatta la visita alla situazione specifica.


La visita non ha lo scopo di “mettere alla prova” il paziente, ma di comprendere il disturbo nel modo più preciso possibile.


Cosa succede alla fine della visita

Al termine della valutazione, la Dott.ssa Manuela De Munari spiega al paziente quanto emerso. Questo momento è molto importante, perché spesso chi soffre di vertigini arriva alla visita con molta confusione e con spiegazioni ricevute in precedenza non sempre chiare.


L’obiettivo è restituire un quadro comprensibile: quale può essere l’origine del disturbo, quali elementi sono emersi dalla visita, se sono necessari ulteriori approfondimenti e quale percorso può essere più appropriato.


In alcuni casi il quadro è compatibile con una patologia vestibolare specifica, come Vertigine Parossistica Posizionale, neuronite vestibolare o Malattia di Ménière. In altri casi il problema può riguardare l’instabilità cronica, la vertigine cervicale o un disequilibrio multifattoriale, soprattutto nei pazienti anziani.


La spiegazione al paziente è parte integrante della visita. Comprendere cosa sta succedendo aiuta a ridurre la paura, evitare interpretazioni generiche e affrontare il disturbo con maggiore consapevolezza.


Perché la visita può cambiare il modo di leggere il disturbo

Molti pazienti arrivano alla valutazione dopo aver cercato risposte online o dopo aver ricevuto spiegazioni come “è cervicale”, “è stress”, “prendi qualcosa per le vertigini e passerà”. In alcuni casi queste spiegazioni possono contenere una parte di verità, ma spesso non bastano.


La vertigine è un sintomo, non una diagnosi. Per questo motivo il punto centrale non è solo attenuarla, ma capire perché compare.


Una visita specialistica permette di cambiare prospettiva: dal sintomo isolato al sistema dell’equilibrio nel suo insieme. Questo significa considerare l’orecchio interno, ma anche la postura, la camminata, il rapporto con l’ambiente, la paura di cadere, l’età, la storia clinica e il modo in cui il paziente ha modificato i propri movimenti.


Questo approccio è particolarmente importante nei pazienti che riferiscono instabilità persistente, sintomi ricorrenti o una sensazione di disequilibrio anche quando la vertigine acuta è passata.


Come prepararsi alla visita

Per rendere la valutazione più efficace, può essere utile arrivare alla visita con alcune informazioni già organizzate. Non serve preparare documenti complessi: è sufficiente provare a ricordare quando è iniziato il disturbo, come si manifesta, quanto dura, cosa lo peggiora e se ci sono sintomi associati.


Se disponibili, è utile portare eventuali esami precedenti, referti, elenco dei farmaci assunti e informazioni su patologie già note. Anche un familiare può essere d’aiuto, soprattutto nei pazienti anziani o quando gli episodi di vertigine sono stati osservati da chi vive accanto al paziente.


Un altro aspetto utile è non minimizzare i sintomi. Anche una lieve instabilità, se persistente, può essere importante da riferire. Allo stesso modo, è utile raccontare se il disturbo ha cambiato le abitudini: evitare di uscire, camminare meno, dormire in una certa posizione o avere paura di cadere sono informazioni clinicamente rilevanti.


Come si svolge una visita per vertigini e disturbi dell’equilibrio

Il ruolo della Dott.ssa Manuela De Munari

La Dott.ssa Manuela De Munari è specialista in Otorinolaringoiatria e si occupa in modo specifico di vertigini e disturbi dell’equilibrio. La sua valutazione è orientata a comprendere il sintomo, distinguere le diverse cause possibili e spiegare al paziente il significato del quadro clinico.


L’approccio non si limita alla singola crisi vertiginosa, ma considera anche il disequilibrio persistente, l’instabilità nella camminata, la vertigine cervicale, le vertigini nell’anziano e le situazioni in cui il paziente continua a sentirsi insicuro anche dopo la fase acuta.

Questo modo di lavorare permette di accompagnare il paziente in un percorso più chiaro, evitando interpretazioni generiche e favorendo una maggiore consapevolezza del proprio disturbo.


Quando prenotare una visita

È consigliabile prenotare una visita quando le vertigini si ripetono, quando compaiono con movimenti specifici della testa, quando resta instabilità tra un episodio e l’altro, quando il disturbo limita la vita quotidiana o quando c’è il dubbio che non si tratti semplicemente di cervicale.


La valutazione è utile anche quando il paziente non ha una vera sensazione di rotazione, ma avverte disequilibrio, difficoltà a camminare, paura di cadere o insicurezza in ambienti affollati, al buio o su superfici irregolari.


Non è necessario aspettare che il sintomo diventi grave. Spesso una visita permette di fare chiarezza prima che la paura e l’insicurezza inizino a condizionare in modo significativo la qualità di vita.


Quando è il momento di fare chiarezza

Una visita per vertigini e disturbi dell’equilibrio è un momento di ascolto, osservazione e inquadramento. Serve a capire se il problema riguarda il sistema vestibolare, la postura, la cervicale, l’età, l’integrazione dei sistemi dell’equilibrio o più fattori insieme.


Per molti pazienti, il beneficio più importante è uscire dalla confusione: capire cosa sta succedendo, quali segnali osservare e quali passaggi siano più adatti alla propria situazione.


Per ricevere informazioni o prenotare una valutazione specialistica, puoi contattare la Dott.ssa Manuela De Munari.


📍 Via Pietro Custodi, 14/b, 28100 Novara NO

📞 +39 338 436 4122

Commenti


bottom of page