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Dott.ssa Manuela  De Munari - vertigini e dei disturbi dell’equilibrio a Novara

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Come il corpo ci aiuta a mantenere l’equilibrio

10 set
Tempo di lettura: 7 min

Rimanere in piedi, camminare, cambiare direzione o salire una scala sono azioni che compiamo quasi senza pensarci. Eppure, per mantenere una postura stabile, il cervello deve ricevere e interpretare continuamente una grande quantità di informazioni provenienti dall’intero corpo.


L’equilibrio, infatti, non dipende soltanto dall’orecchio interno. Il sistema vestibolare lavora insieme alla vista e ai segnali provenienti da muscoli, articolazioni, pelle e piedi. Queste informazioni permettono al sistema nervoso di sapere dove si trova il corpo nello spazio, come si sta muovendo e quali correzioni sono necessarie per evitare di perdere stabilità.


È un meccanismo estremamente rapido e, nella maggior parte dei casi, automatico. Quando però uno o più segnali diventano meno precisi oppure vengono integrati con maggiore difficoltà, possono comparire sensazioni come sbandamento, insicurezza nella camminata o difficoltà a orientarsi durante alcuni movimenti.


Come il corpo ci aiuta a mantenere l’equilibrio

Il cervello deve sapere continuamente dove si trova il corpo

Provate a chiudere gli occhi e piegare un braccio. Anche senza guardarlo, generalmente sapete dove si trova la mano e quanto il gomito è piegato.


Questa capacità è possibile perché il nostro sistema nervoso riceve continuamente informazioni sullo stato dell'apparato locomotore. Recettori localizzati soprattutto nei muscoli, nei tendini, nelle articolazioni e nella pelle inviano segnali relativi alla posizione, al movimento e alle forze che interessano il corpo.


Il cervello confronta queste informazioni con quelle provenienti dalla vista e dall'apparato vestibolare dell'orecchio interno.


Se ci incliniamo leggermente verso un lato, per esempio, il sistema nervoso rileva lo spostamento e attiva rapidamente una serie di risposte muscolari per riportare il corpo verso una posizione più stabile.


Non dobbiamo decidere volontariamente quali muscoli utilizzare: gran parte di queste regolazioni avviene automaticamente.


Che cos'è la propriocezione, spiegata in modo semplice

La capacità di percepire la posizione e il movimento del proprio corpo viene comunemente definita propriocezione.


Il termine può sembrare complesso, ma descrive qualcosa che utilizziamo continuamente.


La propriocezione ci permette, per esempio, di sapere dove si trova un piede mentre camminiamo senza doverlo guardare, di regolare la posizione delle gambe mentre saliamo le scale o di adattare il corpo quando il terreno cambia improvvisamente.


Non dipende da un singolo organo. È il risultato di una rete di informazioni sensoriali che raggiungono il sistema nervoso e vengono integrate con ciò che vediamo e con i segnali dell'orecchio interno. La ricerca contemporanea considera infatti la propriocezione un sistema sensomotorio articolato, che comprende la percezione della posizione, del movimento e della forza.


Per un paziente è quindi utile pensarla in modo molto semplice: è uno dei modi attraverso cui il corpo comunica al cervello dove si trova e cosa sta facendo.


Il ruolo dei muscoli nell'equilibrio

I muscoli non servono soltanto a produrre movimento.

Al loro interno sono presenti recettori sensibili alle variazioni di lunghezza e tensione muscolare. Queste informazioni aiutano il sistema nervoso a comprendere come stanno cambiando la posizione e il movimento delle diverse parti del corpo.


Quando perdiamo leggermente l'equilibrio, i muscoli delle gambe, del tronco e del collo possono modificare rapidamente la propria attività per correggere la postura.

Pensiamo a ciò che accade su un autobus che parte improvvisamente. Il corpo oscilla, ma normalmente riesce a organizzare una risposta rapida: caviglie, ginocchia, anche e tronco contribuiscono insieme a evitare la caduta.


Questo continuo adattamento è uno dei motivi per cui equilibrio e movimento non possono essere considerati due funzioni separate.


Le articolazioni aiutano a riconoscere la posizione

Anche le informazioni provenienti dall'apparato articolare partecipano alla costruzione della nostra percezione corporea.


Il cervello deve conoscere continuamente la posizione relativa delle diverse parti del corpo: quanto è piegato un ginocchio, come è orientata una caviglia, dove si trova il tronco rispetto alle gambe.


Questi dati vengono combinati con quelli provenienti dai muscoli e dalla pelle. Il risultato è una rappresentazione interna continuamente aggiornata del corpo.


È proprio questa rappresentazione che consente di eseguire movimenti fluidi senza controllare visivamente ogni singolo gesto.


Quando l'affidabilità delle informazioni corporee diminuisce, la persona può iniziare a utilizzare maggiormente la vista per controllare i propri movimenti, per esempio guardando più spesso il pavimento o i piedi mentre cammina.


I piedi sono veri sensori del terreno

I piedi hanno un ruolo particolarmente importante perché rappresentano il principale punto di contatto tra il corpo e la superficie sulla quale ci muoviamo.


La pianta del piede contiene numerosi recettori cutanei capaci di raccogliere informazioni relative a pressione, contatto e variazioni della superficie. Questi segnali contribuiscono al controllo della postura e della camminata.


Quando siamo in piedi, il peso non rimane perfettamente immobile. Il corpo compie continuamente piccole oscillazioni. Le informazioni provenienti dai piedi aiutano il sistema nervoso a riconoscerle e a effettuare le correzioni necessarie.


Camminare su un pavimento regolare, sulla sabbia, sull'erba o su una superficie morbida produce quindi informazioni differenti.


È anche per questo che alcune persone con disturbi dell'equilibrio possono sentirsi relativamente sicure su un terreno regolare e molto più instabili quando la superficie diventa irregolare.


I piedi non svolgono quindi soltanto una funzione meccanica: partecipano anche alla raccolta delle informazioni necessarie per mantenere il controllo posturale.


Perché al buio può essere più difficile mantenersi stabili

I diversi sistemi che controllano l'equilibrio possono compensarsi parzialmente tra loro.

Durante il giorno, in un ambiente ben illuminato, la vista offre al cervello molti riferimenti: pareti, porte, pavimento, oggetti fermi e linee verticali aiutano a capire come siamo orientati nello spazio.


Al buio queste informazioni diminuiscono.


Il cervello deve quindi fare maggiore affidamento sui segnali provenienti dall'orecchio interno e dal corpo. Se una di queste componenti è meno efficiente, l'instabilità può diventare più evidente.


Questo spiega perché, durante una valutazione dei disturbi dell'equilibrio, è importante chiedere al paziente non soltanto se si sente instabile, ma anche in quali condizioni il sintomo compare o peggiora.


Il rachide cervicale e la posizione della testa

Anche il collo contribuisce al nostro orientamento nello spazio.

Il sistema vestibolare informa il cervello sulla posizione e sui movimenti della testa rispetto alla gravità, mentre i segnali provenienti dalla regione cervicale aiutano a comprendere come è posizionata la testa rispetto al tronco.


I muscoli cervicali sono particolarmente ricchi di recettori propriocettivi e le loro informazioni interagiscono con quelle vestibolari e visive nel controllo della postura, dell'orientamento e della traiettoria durante il movimento.


Questo collegamento è importante anche per comprendere perché il rapporto tra cervicale e vertigini debba essere affrontato con attenzione.


Una persona con dolore o rigidità cervicale può presentare alterazioni del controllo sensomotorio del collo, ma la presenza contemporanea di cervicalgia e instabilità non dimostra automaticamente che la causa del disturbo sia cervicale.


Vertigini e disequilibrio possono infatti avere numerose origini. Prima di attribuire i sintomi al rachide cervicale è necessario considerarne le caratteristiche ed effettuare una corretta diagnosi differenziale.


Orecchio, vista e corpo devono raccontare la stessa storia

Il concetto più importante è che il cervello non utilizza queste informazioni separatamente.


Immaginiamo di camminare su un sentiero. L'orecchio interno comunica che la testa si sta muovendo. Gli occhi mostrano lo spostamento dell'ambiente. I piedi percepiscono il terreno. Muscoli e articolazioni comunicano come stanno cambiando la posizione delle gambe e del tronco.


Tutte queste informazioni devono essere confrontate.


Quando risultano coerenti, il cervello può organizzare una risposta efficace e il movimento viene percepito come naturale.


Quando invece un sistema fornisce informazioni differenti rispetto agli altri oppure il cervello fatica a integrarle, può comparire una sorta di conflitto sensoriale.

La persona può descriverlo come instabilità, disorientamento, oscillazione, difficoltà nel mantenere una traiettoria o necessità di controllare maggiormente ogni movimento.


Come il corpo ci aiuta a mantenere l’equilibrio

Perché non tutte le persone con instabilità hanno vertigini

Un disturbo dell'equilibrio non provoca necessariamente la classica sensazione che l'ambiente stia girando.


Una persona può avere difficoltà soprattutto nella gestione della postura e della camminata senza sperimentare vere crisi vertiginose.


Può riferire, per esempio:

  • sensazione di sbandamento o oscillazione;

  • necessità di guardare frequentemente il pavimento;

  • maggiore instabilità al buio;

  • difficoltà su terreni irregolari;

  • insicurezza durante i cambi di direzione;

  • sensazione di essere tirata verso un lato;

  • maggiore fatica quando cammina e contemporaneamente muove la testa.

  • difficoltà nello scendere le scale


Queste descrizioni possono fornire informazioni molto utili allo specialista perché aiutano a comprendere quali situazioni mettono maggiormente in difficoltà il sistema dell'equilibrio.


Quando il corpo inizia a compensare in modo diverso

Quando una fonte di informazione diventa temporaneamente meno affidabile, il cervello può iniziare a utilizzare maggiormente le altre.


Una persona con una difficoltà vestibolare può, per esempio, affidarsi più intensamente alla vista. Ciò può spiegare perché stia bene in un ambiente tranquillo ma avverta maggiore instabilità in un supermercato, in mezzo alla folla o davanti a immagini in movimento.


Allo stesso modo, se vengono ridotti i riferimenti visivi, come accade al buio, diventano ancora più importanti i segnali vestibolari e quelli provenienti da gambe e piedi.

L'equilibrio è quindi un sistema dinamico: il cervello modifica continuamente il peso attribuito alle informazioni disponibili in funzione della situazione.


Questa capacità di adattamento è fondamentale per muoverci in ambienti molto diversi tra loro.


Età, movimento e qualità delle informazioni

Con l'avanzare dell'età possono modificarsi contemporaneamente più elementi coinvolti nel controllo della stabilità: vista, sensibilità periferica, forza muscolare, mobilità articolare, velocità delle risposte posturali e funzione vestibolare.


Per questo nell'anziano l'instabilità è spesso un problema multifattoriale.


Concentrarsi esclusivamente sull'orecchio oppure attribuire ogni difficoltà semplicemente all'età rischia di non descrivere correttamente la situazione.


È invece necessario capire quali sistemi stanno contribuendo maggiormente alla difficoltà e quanto il problema stia influenzando autonomia, camminata e rischio di caduta.


Quando è utile approfondire un problema di equilibrio

Una valutazione specialistica può essere indicata quando l'instabilità diventa ricorrente, progressiva o inizia a modificare le normali attività.


È utile prestare particolare attenzione quando:

  • la persona ha difficoltà a camminare in modo sicuro o tende a deviare;

  • l'instabilità aumenta al buio, sui terreni irregolari o negli ambienti molto affollati;

  • girare rapidamente la testa rende la camminata più difficile;

  • compare una crescente necessità di cercare appoggi;

  • aumenta la paura di cadere e vengono progressivamente evitate alcune attività;

  • il disequilibrio continua anche dopo la risoluzione di una precedente crisi vertiginosa.


Questi elementi non permettono da soli di stabilire una diagnosi, ma aiutano a comprendere quando il sistema dell'equilibrio merita un approfondimento.


Comprendere il sistema dell'equilibrio prima di attribuire una causa

Quando una persona riferisce instabilità, la domanda non dovrebbe essere soltanto: “È l'orecchio o è la cervicale?”


Il controllo dell'equilibrio è il risultato dell'interazione tra numerosi sistemi.


Una valutazione accurata deve quindi partire dal modo in cui viene percepito il disturbo, dalle circostanze in cui compare, dalla durata, dalla presenza di eventuali episodi vertiginosi precedenti e dalle condizioni che lo migliorano o lo peggiorano.


Solo dopo aver ricostruito queste caratteristiche è possibile stabilire quali approfondimenti siano realmente indicati.


È proprio questa visione più ampia che permette di superare l'idea della vertigine come sintomo isolato e considerare invece l'equilibrio come una funzione complessa che coinvolge l'intero corpo.


La valutazione della Dott.ssa Manuela De Munari

La Dott.ssa Manuela De Munari, specialista in Otorinolaringoiatria con particolare esperienza in vestibologia e disturbi dell'equilibrio, si occupa della valutazione di pazienti con vertigini, instabilità, sbandamento e difficoltà nella camminata.


La visita permette di analizzare le caratteristiche del disturbo e comprendere il possibile contributo del sistema vestibolare e degli altri sistemi coinvolti nel controllo dell'equilibrio. Quando necessario, l'inquadramento può orientare verso ulteriori approfondimenti o verso un percorso multidisciplinare.


Per informazioni o per prenotare una valutazione specialistica:

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