Vertigine posturale-percettiva persistente (PPPD): quando l’instabilità dura mesi
Una crisi vertiginosa può risolversi, gli esami possono migliorare e la fase acuta può essere ormai lontana. Eppure, per alcune persone, la sensazione di non essere completamente stabili continua per settimane o mesi.
Non necessariamente “gira tutto”. Più spesso il paziente descrive sbandamento, sensazione di oscillazione, difficoltà a sentirsi stabile mentre cammina, testa confusa o una percezione poco precisa della propria posizione nello spazio.
Quando questo quadro diventa persistente può essere necessario considerare, tra le possibili diagnosi, la Vertigine Posturale-Percettiva Persistente, indicata con l’acronimo PPPD, dall’inglese Persistent Postural-Perceptual Dizziness.
La PPPD è oggi riconosciuta dalla Bárány Society come un disturbo vestibolare funzionale cronico. Questo significa che il problema riguarda il modo in cui il sistema dell’equilibrio elabora e utilizza le informazioni, e non implica che i sintomi siano immaginari o che debbano essere considerati semplicemente di origine psicologica.
Comprendere questa condizione è importante soprattutto per quei pazienti che continuano a stare male molto tempo dopo l’evento che sembrava aver dato origine al problema.

Che cos’è la PPPD
La Vertigine Posturale-Percettiva Persistente è caratterizzata principalmente da dizziness, instabilità o vertigine non rotatoria presenti nella maggior parte dei giorni per almeno tre mesi.
I sintomi possono durare molte ore, aumentare e diminuire nel corso della giornata e non devono necessariamente essere presenti senza interruzione.
La persona può descrivere, per esempio:
una sensazione di oscillazione o ondeggiamento;
instabilità quando sta in piedi;
insicurezza durante la camminata;
sensazione di essere “su una barca”;
difficoltà a percepire con precisione il proprio orientamento;
una sensazione di movimento anche senza una vera rotazione dell’ambiente.
Un elemento importante è proprio questo: la PPPD non coincide necessariamente con la classica vertigine rotatoria.
Per molti pazienti il sintomo principale è piuttosto una persistente difficoltà a sentirsi stabili.
Perché si parla di sintomi “persistenti”
Il termine persistente non significa che il disturbo debba avere sempre la stessa intensità.
I criteri della Bárány Society prevedono che i sintomi siano presenti nella maggior parte dei giorni per tre mesi o più, ma possono oscillare durante la giornata e avere momenti di maggiore o minore intensità.
Una persona può quindi svegliarsi relativamente bene e sentirsi progressivamente più instabile con il passare delle ore.
Oppure può avere giornate migliori e giornate peggiori senza arrivare a una completa scomparsa del problema.
Questa continuità distingue la PPPD da molte condizioni che provocano invece episodi brevi e separati, intervallati da periodi nei quali il paziente torna completamente asintomatico.

Spesso tutto inizia dopo un altro disturbo
La PPPD non compare necessariamente dal nulla.
Può svilupparsi dopo una condizione che ha inizialmente provocato vertigini, dizziness, instabilità o un problema dell’equilibrio. Tra i possibili eventi precipitanti rientrano disturbi vestibolari acuti o episodici, altre condizioni neurologiche o mediche e, in alcuni casi, situazioni di importante stress psicologico.
Tra i quadri clinici che possono precederla vengono descritti anche episodi di emicrania vestibolare e disturbi vestibolari periferici.
L’evento iniziale migliora, ma il sistema dell’equilibrio non ritorna completamente al funzionamento precedente.
È proprio questo passaggio che deve essere ricostruito durante la visita: che cosa è successo all’inizio e che cosa è rimasto successivamente?
La vertigine iniziale può essere finita, ma l’instabilità può continuare
Immaginiamo una persona che abbia avuto una crisi vestibolare acuta.
Nelle prime fasi può avere una forte vertigine, nausea e difficoltà a stare in piedi. Con il passare dei giorni la fase acuta si risolve.
La stanza non gira più.
La persona, però, continua a sentirsi poco sicura quando cammina, quando sta in piedi a lungo o durante alcuni movimenti.
A questo punto bisogna capire perché il sintomo persiste.
Molto probabilmente si tratta di un recupero vestibolare ancora incompleto oppure se questo viene escluso e dopo tre mesi iniziare a prendere in considerazione la PPPD Per questo il semplice fatto che l’instabilità duri mesi non basta da solo per formulare la diagnosi.
Consulta l’articolo: Instabilità dopo una vertigine: perché il recupero può richiedere tempo.
I tre contesti che tipicamente peggiorano i sintomi
Una volta sviluppata, la PPPD presenta una caratteristica importante: i sintomi possono esserci anche senza uno stimolo preciso, ma tendono a peggiorare in tre situazioni:
quando si mantiene la posizione eretta, quindi soprattutto stando in piedi o camminando;
durante il movimento, sia attivo sia passivo;
in presenza di stimoli visivi complessi o in movimento.
Questi tre elementi devono essere riconoscibili nella storia clinica, anche se non è necessario che abbiano la stessa intensità per ogni paziente.
In questo articolo è importante distinguere la PPPD dalla semplice difficoltà provocata da un ambiente visivamente complesso.
Sentirsi instabili al supermercato, infatti, non significa automaticamente avere una PPPD. La sensibilità agli stimoli visivi rappresenta soltanto una parte di un quadro diagnostico più ampio, nel quale assumono particolare importanza la durata, la continuità e le altre caratteristiche del disturbo.
Consulta l’articolo: Instabilità negli ambienti affollati: il ruolo della vista e degli stimoli visivi.
Come viene descritta l’instabilità nella PPPD
Uno degli aspetti più utili durante la visita è comprendere esattamente che cosa il paziente intenda quando dice: “Ho ancora le vertigini”.
Nella PPPD può non esserci alcuna vera sensazione che la stanza ruoti.
La Bárány Society descrive principalmente tre categorie di sintomi:
Dizziness
Una percezione alterata o poco definita dell’orientamento nello spazio. Il paziente può utilizzare espressioni come testa confusa, pesante, leggera o difficoltà a mettere a fuoco la propria posizione.
Instabilità
Sensazione di non essere sufficientemente stabile quando si sta in piedi o si cammina, talvolta con la percezione di oscillare o deviare.
Vertigine non rotatoria
Sensazioni di ondeggiamento, dondolio, rimbalzo o movimento senza la tipica rotazione dell’ambiente.
Queste descrizioni sono importanti perché permettono di distinguere meglio il problema da altre forme di vertigine.
PPPD e vertigine posizionale non sono la stessa cosa
La Vertigine Parossistica Posizionale Benigna tende a provocare episodi relativamente brevi, associati a determinati cambiamenti della posizione della testa.
La PPPD, invece, è caratterizzata da un disturbo che si mantiene nel tempo e che viene scatenato durante il movimento.
Una persona con PPPD può certamente peggiorare muovendosi, ma il quadro non consiste soltanto in brevi crisi provocate da una specifica posizione.
Questa distinzione è importante perché dire semplicemente “mi gira la testa quando mi muovo” non permette di comprendere quale meccanismo sia coinvolto.
Durante la valutazione specialistica la storia del sintomo e, quando indicato, le manovre diagnostiche permettono di approfondire questa differenza.
PPPD e compenso vestibolare incompleto
Uno dei punti più delicati della diagnosi riguarda il paziente che ha avuto un precedente disturbo vestibolare e continua a non sentirsi stabile.
In questo caso bisogna distinguere almeno due possibilità.
La prima è che il sistema vestibolare non abbia ancora completato adeguatamente il proprio processo di compenso.
La seconda è che si stia sviluppando una PPPD.
Le due situazioni non sono necessariamente alternative: possono anche coesistere.
Secondo il documento di consenso della Bárány Society, esame clinico e accertamenti servono proprio a capire se i sintomi siano spiegati dalla PPPD, dalla persistenza del disturbo vestibolare precedente oppure dalla combinazione delle due condizioni.
Questo è uno dei motivi per cui la PPPD non dovrebbe essere diagnosticata soltanto perché gli esami risultano normali.
Non è una diagnosi “per esclusione”
Questo punto merita particolare attenzione.
La PPPD non dovrebbe essere utilizzata come etichetta generica quando una persona presenta dizziness cronica e “non si trova nulla”.
È una diagnosi clinica positiva, basata su criteri specifici relativi alla tipologia dei sintomi, alla loro durata, ai fattori che li peggiorano, alla modalità di insorgenza e all’impatto sulla vita della persona.
In altre parole, non basta dire:
“Gli esami sono negativi, quindi è PPPD.”
Bisogna invece verificare che il quadro clinico corrisponda realmente ai criteri riconosciuti.
Esiste un esame specifico per la PPPD?
No.
Non esiste un singolo esame vestibolare, radiologico o di laboratorio che possa confermare da solo la PPPD.
Questo non significa che gli accertamenti siano inutili.
L’esame clinico e gli eventuali test vengono utilizzati per comprendere il funzionamento del sistema dell’equilibrio, verificare la presenza di altre condizioni e capire se esistano disturbi vestibolari ancora attivi o patologie che possano spiegare meglio i sintomi. Un risultato anomalo, inoltre, non esclude automaticamente la PPPD.
Una persona può avere contemporaneamente una PPPD e un’altra condizione vestibolare.
Perché ricostruire la storia è così importante
Nel percorso diagnostico la cronologia dei sintomi diventa fondamentale.
Lo specialista deve comprendere:
quando è iniziato il problema;
se prima della fase persistente c’è stato un episodio vestibolare;
come veniva percepito inizialmente il sintomo;
come è cambiato nel corso dei mesi;
se esistono momenti della giornata in cui peggiora;
cosa accade stando in piedi o camminando;
quanto incidono i movimenti;
se sono presenti vere crisi vertiginose separate;
se compaiono sintomi neurologici, uditivi o emicranici;
quanto il problema interferisce con autonomia e attività quotidiane.
La diagnosi nasce quindi dalla struttura complessiva del disturbo, non da un singolo sintomo.
Quando bisogna considerare altre cause
Un’instabilità che dura mesi può avere molte spiegazioni.
Prima di attribuirla alla PPPD è necessario valutare se il quadro possa essere spiegato meglio da altre condizioni, per esempio un disturbo vestibolare non ancora compensato, un’emicrania vestibolare, problemi neurologici, alterazioni cardiovascolari o pressorie, effetti farmacologici oppure altre patologie capaci di modificare equilibrio e camminata.
Il criterio diagnostico stesso della PPPD richiede che i sintomi non siano meglio spiegati da un’altra malattia o disturbo. Questo è particolarmente importante nei pazienti anziani o in presenza di più condizioni contemporaneamente.
Consulta l’articolo: Emicrania vestibolare: sintomi e differenze dalle altre forme di vertigine e Equilibrio nell’anziano: cause dell’instabilità e prevenzione delle cadute.
PPPD ed emicrania vestibolare possono coesistere
Una situazione che può creare confusione riguarda l’emicrania vestibolare.
La persona può presentare episodi di vertigine o instabilità legati all’emicrania e, contemporaneamente, sviluppare un disturbo persistente tra un episodio e l’altro.
In questi casi non è necessariamente corretto cercare una sola diagnosi.
La letteratura clinica documenta la possibilità che la PPPD coesista con altre condizioni vestibolari e che l’emicrania vestibolare possa rappresentare uno dei possibili fattori precipitanti. Per questo è importante distinguere gli episodi dalla sensazione persistente presente tra gli episodi.
Il disturbo può modificare progressivamente le abitudini
Quando l’instabilità continua per mesi, il paziente può iniziare a organizzare la propria vita attorno al sintomo.
Può camminare meno, evitare alcuni percorsi, uscire soltanto accompagnato, utilizzare frequentemente appoggi oppure rinunciare a determinate attività perché teme di sentirsi instabile.
Questi cambiamenti possono diventare parte importante del problema.
Uno dei criteri diagnostici della PPPD prevede infatti che i sintomi provochino disagio significativo o una limitazione funzionale.
Durante la visita è quindi utile raccontare non soltanto l’intensità del disturbo, ma anche quanto esso abbia modificato la quotidianità.
“È tutto nella testa?” No
Il termine “funzionale” può essere frainteso.
Nella classificazione della Bárány Society, la PPPD è definita un disturbo vestibolare funzionale cronico, non una patologia strutturale e non semplicemente un disturbo psichiatrico.
Questo significa che il problema riguarda il funzionamento e l’elaborazione delle informazioni utilizzate per mantenere orientamento ed equilibrio.
Ansia e stress possono essere presenti, possono influenzare il quadro o, in alcuni casi, contribuire alla sua comparsa, ma non rendono i sintomi meno reali.
Allo stesso modo, la presenza di PPPD non significa automaticamente che il paziente abbia un disturbo d’ansia.
Un disturbo reale anche quando gli esami non mostrano una lesione
Molti pazienti con sintomi persistenti si sentono rassicurati quando gli accertamenti escludono determinate patologie, ma contemporaneamente frustrati perché il problema continua.
È importante comprendere che l’assenza di una lesione visibile non equivale all’assenza di un disturbo.
Nella PPPD l’alterazione riguarda soprattutto il modo in cui i sistemi coinvolti nell’equilibrio vengono utilizzati e integrati.
Per questo una corretta spiegazione della diagnosi rappresenta già un passaggio importante: permette al paziente di dare un significato ai sintomi e di comprendere perché possano persistere anche quando l’evento iniziale sembra ormai risolto.
Cosa succede dopo la diagnosi
Una volta identificato correttamente il quadro, il percorso deve essere personalizzato.
La letteratura considera la PPPD una condizione nella quale può essere utile un approccio multimodale e, quando necessario, multidisciplinare, sulla base delle caratteristiche del singolo paziente e delle eventuali condizioni associate.
L’obiettivo non è soltanto ridurre il sintomo, ma comprendere:
se esistano ancora alterazioni vestibolari da trattare;
quali situazioni mantengano o aumentino l’instabilità;
quanto il paziente abbia ridotto i propri movimenti;
se siano presenti condizioni associate;
quali strategie siano più adatte per favorire il recupero funzionale.
La presa in carico deve quindi partire da un corretto inquadramento diagnostico, evitando soluzioni standard valide indistintamente per tutti.
Quando è utile una valutazione specialistica
Un’instabilità occasionale non significa avere una PPPD.
È però consigliabile approfondire quando dizziness, sbandamento o vertigine non rotatoria:
sono presenti nella maggior parte dei giorni;
continuano per diversi mesi;
persistono dopo la risoluzione di una precedente crisi vestibolare;
peggiorano stando in piedi o durante la camminata;
rendono progressivamente più difficili le normali attività;
portano a evitare movimenti o situazioni quotidiane.
Una valutazione permette di comprendere se il quadro sia compatibile con una PPPD oppure se i sintomi richiedano un diverso inquadramento.
Quando l’instabilità dura, la domanda deve cambiare
Dopo mesi di sintomi, chiedersi soltanto “Perché ho ancora le vertigini?” può non essere sufficiente.
È più utile ricostruire che cosa sia rimasto dell’episodio iniziale, come sia cambiato il sistema dell’equilibrio e quali caratteristiche abbia assunto il disturbo nel tempo.
La PPPD rappresenta bene il passaggio da una visione della vertigine come singolo episodio a un approccio più ampio al paziente con instabilità persistente.
Non si tratta di attribuire automaticamente un’etichetta a chi continua a stare male, ma di riconoscere un quadro clinico definito, distinguerlo dalle altre possibili cause e costruire un percorso coerente con i fattori presenti nella singola persona.
La valutazione della Dott.ssa Manuela De Munari
La Dott.ssa Manuela De Munari, specialista in Otorinolaringoiatria con particolare esperienza in vestibologia e disturbi dell’equilibrio, si occupa della valutazione di pazienti con vertigini, dizziness, instabilità e sbandamento persistenti.
La visita permette di ricostruire l’evoluzione del disturbo, valutare il possibile coinvolgimento del sistema vestibolare e distinguere una PPPD da una persistenza della patologia iniziale o da altre condizioni che possono provocare disequilibrio.
Quando necessario, l’inquadramento può inoltre orientare verso un percorso multidisciplinare, particolarmente utile nei disturbi dell’equilibrio che coinvolgono più componenti.
Per informazioni o per prenotare una valutazione specialistica:
📍 Via Pietro Custodi, 14/b, 28100 Novara NO
📞 +39 338 436 4122






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